Un nuovo movimento culturale associativo nello scenario politico italiano: il MAIE

May 23rd, 2014

Ventisette anni appena, una laurea in Scienze Politiche alla Luiss, diverse esperienze lavorative all’attivo, fra l’altro presso il ministero degli Affari Esteri e l’Ifad - International Fund for Agricolture and Development. Elisabetta Cassano ha anche fondato la onlus Seagatoo, che si occupa di protezione ambientale, e nel 2008 è entrata a far parte della famiglia del Maie di Ricardo Merlo. È la coordinatrice del Maie Giovani Italia ed oggi anche la candidata del movimento alle elezioni europee del 25 maggio.

Volto gentile ma piglio deciso, Elisabetta è anche una “occasione” per il Maie, che con lei ed una eventuale proiezione nel cuore dell’Ue intende compiere il primo passo verso la “presa” dell’Italia. Lo ha annunciato lo stesso Ricardo Merlo intervendo ieri a Roma, nella Sala Mercede della Camera, all’incontro dedicato al Maie Giovani Italia e alla candidatura di Elisabetta.
“Una giovane italiana che ha deciso di dare voce alle nuove generazioni di italiani, sia residenti in Italia che all’estero, nel parlamento europeo”, recita il sito Internet della coordinatrice-candidata, che ieri ha confermato: “non mi manca il coraggio di immaginare un’alternativa”, a partire da un nuovo avvicinamento tra opinione pubblica e politica.
Quello di Elisabetta Cassano e con lei del Maie è dunque “un progetto politico nuovo, libero da personalismi e pregiudiziali ideologiche”, che intende “mettere in gioco forze nuove e comportamenti evidenti”, cioè fatti, dall’impegno civile alla cura della cosa pubblica, ma anche dare risposta ad un fenomeno ormai divenuto cronico, quello della nuova emigrazione.
200 persone al giorno oggi se ne vanno, ha denunciato Cassano. “L’Italia continua a svendere il proprio futuro”, facendo scappare ancora una volta i suoi giovani, ha aggiunto. Occorre allora entrare in “contatto con l’emigrazione per ritessere i fili della storia”, affrontare il presente e preparare il futuro. Il Maie, ha ricordato la coordinatrice, nasce come movimento culturale prima ancora che politico: da qui si può allora partire per “riscrivere politiche che diano valore”, ad esempio, al “capitale umano” e al “territorio”.
“Il cambiamento di questo Paese comincia dall’Ue”, ha poi affermato Elisabetta, che a Strasburgo punta, fra l’altro, a far riconquistare all’Italia “un posto in prima fila rivendicando il proprio ruolo di Paese fondatore”. “Non perdiamo l’occasione storica di essere protagonisti del cambiamento. Andiamo a votare!”, è stato il suo appello.
Subito rilanciato dall’on. Merlo, che intende presentare il Maie in Italia e in Europa con una “idea differente”. “Noi siamo europeisti, vogliamo un’Europa unita e solidale”, ma oggi l’Ue è “una corporazione burocratica” governata da troppi professori e lobbisti che vedono i cittadini come “numeri”. “Noi vogliamo cambiare”, la politica monetaria, quella economica, quella migratoria. “E se l’Europa non si muove, dobbiamo farci sentire come Italia”.
Per questo “il Maie oggi compie i suoi primi passi in Italia”, partendo da Roma e dal Lazio, per poi arrivare presto nel Nord Italia. “Abbiamo bisogno di persone oneste che si impegnino, prendendo in mano la politica per cambiare le cose”. Quello di Ricardo Merlo è un “progetto politico e morale” che parte con le elezioni europee: “Elisabetta Cassano è tutti noi”, ma “se anche avremo preso un solo voto, avremo conquistato il 100%, perché siamo partiti da zero”. Per il presidente Merlo il Maie comunque ha già vinto, se non altro perchè in vista delle elezioni il movimento ha avuto più “visibilità” e “l’occasione per parlare alla gente”.
L’incontro, moderato dalla segretaria del Maie Antonella Rega, ha visto anche i saluti di Gian Luigi Ferretti, in qualità di coordinatore Maie Europa, e del deputato Mario Borghese, eletto come Merlo in Sud America e da pochi mesi papà di un bel bambino

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AFFASCINANTE TOUR IN PUGLIA

October 4th, 2012

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 http://www.facebook.com/pages/Associazione-Culturale-Mariposa/374242155920983?ref=ts&fref=ts#!/events/279013415549368/

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Oncologia a Saronno: arrivano i “Donatori Di Musica”. Un grazie all’associazione Mariposa.

July 5th, 2012

Grande debutto dell’Associazione Culturale Mariposa il 23 aprile 2012 con la conferenza medica musicale e letteraria sulla “Umanizzazione delle attenzioni, dei gesti e delle parole verso il paziente ospedaliero”, con notevole presenza di pubblico e alla presenza di personaggi istituzionali del mondo ospedaliero e sanitario e politico.

La conferenza tenutasi presso l’Auditorium Aldo Moro ha avuto come relatore il Prof. Claudio Verusio, socio onorario della Associazione, primario del reparto oncologico dell’Ospedale di Saronno, con intermezzi musicali della pianista Sumico Ohjo, docente di pianoforte presso il Conservatorio di Milano e artista di fama internazionale, volontaria dell’Associazione Donatori di Musica, cha grazie all’intervento dell’associazione Mariposa, sarà presente dal prossimo settembre nei reparti ospedalieri oncologici, con concerti per i pazienti aventi cadenza mensile.

Vivo ringraziamento dell’Assessore ai Servizi Sociali e alla Persona del Comune di Saronno, nonchè vice-sindaco , dott.ssa Valeria Valioni, per l’originalità dell’iniziativa, espresso al Presidente dell’associazione Mariposa Prof. Ing. Domenico Renna.

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AVVISO: NUOVO SITO DELL’ASSOCIAZIONE

February 14th, 2012

http://associazionemariposa.webnode.it

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CON WAGNER ALLA RISCOPERTA DELL’IDENTITÀ EUROPEA

April 30th, 2011

Nel tempio di Bayreuth, Giuseppe Sinopoli affronta con un pensiero fisso: riflettere e far riflettere sull’eclissi del mito, la memoria perduta, la solitudine dell’uomo e il dramma del potere. Temi nei quali si è rispecchiato nelle settimane di prove e che - dice, svelando certe sue ansie - «potrebbero aiutarci a uscire dall’incoscienza che ci uccide un poco ogni giorno, svuotati dalla globalizzazione: una dittatura che omologa il mondo, verso un basso profilo» . Per cui il rapporto sonno-sogno-conoscenza che innerva e scandisce l’opera wagneriana gli sembra quasi un itinerario pedagogico, da ripetere. Ma non è velleitario pensare che il suono di quelle note possa risvegliare un’Europa intorpidita, dove i dentità e radici sembrano a rischio? Wagner l’antidoto contro la globalizzazione, un «dominio» anonimo e invisibile quanto l’orchestra di Bayreuth? «Siamo in una fase di lutto della memoria, e i lutti vanno elaborati chiamando a raccolta le risorse culturali che si posseggono», spiega il maestro. E Wagner «è una grossa risorsa, specie oggi, dato che all’ eliminazione delle identità di gruppo corrisponde il risveglio di super-identità dal carattere aggressivo-emozionale». Ha in testa il caso Haider, Sinopoli, con i suoi «rigurgiti volgari di sentimenti, pericolosi perché rischiano di avere brutti riverberi anche nella cultura»: un fenomeno che non dovrebbe comunque contemplare risposte emozionali, perché «ha una base molto diversa dai nazi onalismi di fine Ottocento, che s’incardinavano su una colonna ideologica forte e su un’altrettanto robusta colonna economico-finanziaria». Il leader carinziano non meriterebbe dunque tutte le inquietudini che suscita, perché «dietro di lui c’ è un vuoto di pensiero» e del resto la stessa Vienna «non ha un potere economico o militare tale da preoccupare». Ma non era forse «vuoto di pensiero» pure il nazismo, che tentò di utilizzare proprio Wagner? «Per capire quell’operazione, bisogna andare al Wagner che si ripresenta in questo Paese nel 1876, al termine di un lungo esilio e dopo esser stato sulle barricate con Bakunin contro il sistema dei prìncipi tedeschi. Rientra, e all’inaugurazione di questo santuario trova Guglielmo I, la persona che aveva combattuto. Per far nascere il ’progetto di Bayreuth’, un sogno sociale che il musicista aveva condiviso con Nietzsche, ha dovuto venire a patti con il liberalismo manageriale tedesco. Per cui se quando partì era Sigfrido, cioè l’ antinomia dello Stato borghese, ora che torna è Wotan, è lui stesso un principe, uno che affronta il futuro come se le idealità fossero fallite e non restasse altro che rifugiarsi in un’ufficialità appunto borghese: una svolta che rientra nell’ opportunismo che purtroppo caratterizza la sua personalità, con il bisogno di riconoscimenti, potere, danaro. A questo punto avviene il distacco con Nietzsche, che parla di arte malata e lo accusa d’essere un istrione, un genio scenico che schiaccia e allaga la coscienza con l’enorme forza del gesto. C’è del vero, in quel giudizio, e qui io colloco il limite e il pericolo dell’opera wagneriana: quando, in certi casi, alla tragicità del gesto non corrisponde la tragicità del pensiero. Su questa faglia, su questa fessura, è stato possibile al nazismo usare Wagner, perché il nazismo non è tragicità di pensiero, ma tragicità gestuale, è un palazzo con le pareti di carta e vuoto dentro, una sorta di superapparizione del gesto in cui il pensiero non esiste. Naturalmente il pensiero tragico in lui esiste, e va connesso alla tragicità nel senso greco, del pensiero che sonda la sofferenza, la difficoltà a esistere, il male che porta dolore e perdita».«Il suo è un caso tipico in cui la musica non esaurisce il proprio compito nell’espressività: pone anche problemi di gnosi, di conoscenza che si allarga alle questioni politico-sociali. Ci induce alla coscienza del vuoto e, proprio nella ’Tetralogia’, ci mette dinanzi alla tomba del mito, il che oggi è già un’autoterapia». E l’ultimo mito del Novecento è stato per Sinopoli il comunismo: «Nacque come estremo tentativo d’innalzare l’uomo a una grande dignità ed ebbe una stagione affascinante nell’elaborazione che ne fece Ernst Bloch, con i concetti di utopia e speranza. Era il solo modo per superare la pietrificazione del potere dello Stato, ma tutto è finito come sappiamo: quell’ idea di un umanesimo marxista ha subito colpi drammatici, è stata manipolata e malmenata, Bloch buttato fuori dal suo Paese, il comunismo defunto». Dopo è venuta la tabula rasa nella quale beatamente galleggiamo, in una «vacanza dello spirito» che turba il maestro: non sapendo più cosa eravamo, non riusciamo neanche a immaginare cosa diventeremo. Ora, poiché lui ama ripetere che gli interessano «i periodi di crisi che racchiudono la fine di qualcosa e già contengono quel che verrà», che cosa vede nel nostro orizzonte? «La paura, una paura planetaria. Come spiegava Nietzsche, è il sentimento fondamentale dell’uomo, che se ne difendeva attraverso la scienza. Adesso, poiché le ideologie sono annichilite e la scienza è irraggiungibile, protetta nelle sue torri d’avorio, siamo dominati dall’angoscia, e lo dimostra l’uso sempre più massiccio di psicofarmaci. Ma ci interessa vivere in un mondo sotto narcosi? Da dove crediamo che abbiano origine certe sgangheratezze del New Age o certi nazionalismi beceri e aggressivi? Da questa paura per cui tutti si sentono aggrediti: provi a guardare un passante in faccia a New York e osservi come reagisce». Eppure, nonostante il disagio mentale di massa e le slogature culturali, la globalizzazione viene spacciata come un’età dell’oro. «Sì, la fanno apparire come un fenomeno di salvazione, missionario, che distribuisce benessere con il sistema dei vasi comunicanti», s’infervora Sinopoli. «Invece è un rullo compressore di identità e memorie. Un potere opaco e indistinguibile, che demoralizza l’uomo e non riconosce alle differenze il diritto di esistere. Teniamoci caro Wagner, ascoltiamo la sua musica e riflettiamo sul pensiero che c’è dentro, perché un po’ ci immunizza contro tutto questo».

Profilo di Domenico Renna

SCUOLA DI LINGUA E CULTURA ITALIANA MARIPOSA

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SCUOLA E FAMIGLIA

April 12th, 2011

In un periodo di crisi economica e di recessione, la politica ha preso vari provvedimenti per sostenere e tutelare banche, istituti di credito e assicurativi, i forti risparmiatori e simili altri soggetti: tutti accomunati dal fatto di possedere una certezza su cui poter contare, ovvero il proprio denaro! Nessun provvedimento, invece e stranamente, per sostenere economicamente le famiglie, ovviamente quelle più a rischio di fallimento economico, cioè la stragrande maggioranza, anche perché esse, di fatto, continuano a costituire, l’unico vero ammortizzatore sociale dei disoccupati. E’ stato commesso un gravissimo errore: è stata dimenticata la Famiglia! La Famiglia è da sempre il vero ed unico embrione della coscienza etica civile. In essa soltanto ha modo di trasferirsi dai genitori ai figli, il senso e la ragion d’essere di diritti e doveri del vivere sociale: compito genitoriale finalizzato a preservare l’integrità stessa della vita adulta di ogni giovane, nel rispetto della vita altrui. Non v’è alcun dubbio che solo e soltanto l’istituzione familiare può assolvere a tale gravoso compito, insegnando e tramandando alle nuove generazioni, il senso di ciò che si è legittimati a fare e a dover fare nella comunità civile. Ma se le famiglie, oggi definite “agenzie educative”, non vengono sostenute adeguatamente in termini economici dai politici, ad esse non resta che precipitare nel vortice dell’indebitamento irreversibile, verso istituti di credito e di finanziamento “agevolato”, impoverendosi sempre di più. E tutto ciò non per acquisire beni di lusso, ma per poter far studiare i propri figli, per poter loro assicurare una casa in cui vivere confortevolmente e dignitosamente! La funzione educativa verrebbe così pericolosamente e, senza volerlo, sottratta ai genitori ed affidata alla Società ( e mezzi di comunicazione!), la quale, come ognuno di noi sta verificando in prima persona, di questi tempi, non solo non offre modelli educativi alternativi moralmente validi, peggio, tende a combattere e sopprimere in ogni modo, gli unici baluardi simbolici di una moralità spirituale, qual è quella del cristianesimo. S’impone, qui e per tutti, una lunga riflessione… Siamo difronte ad una società e ad una politica attuale responsabili delle ben note crisi psicologiche e d’identità dei nostri figli: e così, al danno economico della famiglia impoverita, segue la beffa di ritrovarsi a dover prendersi cura di adolescenti e giovani, da “ricostruire” come persone degne, perchè abbiano l’entusiasmo di vivere, studiare ed affermarsi nel lavoro. Se la Società impone ai giovani un’interpretazione travisata di valori, diritti e doveri, per logiche devianti di puro opportunismo, in nome di piaceri innaturali e non di ricreativa felicità, di effimero successo egoistico e personale e non di amor proprio ed in un lavoro onesto, di antivalori autolesionistici e non di valori sani e autentici per l’animo umano, dobbiamo fare appello urgente alla Scuola: la più grande istituzione educativa di uno stato moderno, subito dopo la Famiglia. Urge che sia una Scuola, una volta per tutte, di valori, prima ancora che di nozioni e contenuti disciplinari, e di comportamenti moralmente esemplari di tutti quelli che vi lavorano, dai presidi, ai docenti, ai collaboratori scolastici. Ecco cosa intendo per Scuola di meritocrazia: innanzitutto di valori propriamente umani, che appassioni alla vita creativa ed alla conoscenza, senza trascurare la dimensione spirituale dell’educazione: che prepari alla vita sociale e lavorativa, futuri adulti forti e sicuri di sé, pronti a dare solidarietà e fiducia al prossimo. Trovo, alla luce di quanto detto, che sia dovere di ogni cittadino, quanto meno, riflettere sulla opportunità di sostenere la libertà di scelta educativa fra scuole più o meno trascinate, dai tempi in cui viviamo e dai loro politici, a sfuggire a ruoli e responsabilità educative anche spirituali, e scuole che per tradizione non sono mai cadute in questo grave errore. Così come risulta evidente, a questo punto, che gli insegnanti vadano sostenuti “fisicamente”, con l’assistenza di tutti i servizi integrativi formativi, che un’amministrazione comunale può e deve mettere a disposizione, qui di seguito citati, solo per fare alcuni esempi fra i più noti: dalle iniziative di educazione allo sport, alla lettura, alle arti, a quelle di collegamento alle aziende, alle agenzie per il lavoro della Provincia o della Regione, alle Università (Varese, Como, Milano). Un’amministrazione comunale ha tecnici ed esperti per far tutto ciò! Bisogna solo lavorare, necessariamente tutti insieme (famiglie, scuola e amministrazione comunale), con ottimismo, senza dover aspettare che la crisi economica abbia termine, senza piangersi addosso.

Domenico Renna

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UNA SCUOLA FINTA PER ACCOGLIERE IL MINISTRO GELMINI

November 19th, 2010

Gallarate

Un gruppo di docenti denuncia lo scenario di cartapesta allestito per la visita del ministro. “Professori e studenti tenuti lontano da una scuola semideserta”. Con il dettaglio della “nuova” lavagna elettronica

 

immagine di separazione

Una visita curata nei minimi dettagli per evitare incidenti e un possibile incontro con insegnanti e alunni “non allineati”: questo è lo scenario descritto da alcuni docenti dell’Istituto Falcone in merito alla visita di settimana scorsa da parte del ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini (annunciata all’ultimo anche ai mezzi di informazione). Il dispositivo di segretezza e vigilanza messo in campo porta gli insegnanti a denunciare: “Essere trattati come potenziali disturbatori dell’ordine pubblico ci indigna”. La visita blindata non ha peraltro impedito al ministro di incappare in un incidente diplomatico nel corso della cena al museo Maga. Intanto anche gli studenti segnalano episodi problemi alle strutture della scuola.
La visita di venerdì 12 Novembre all’IS Falcone di Gallarate da parte del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini rievoca certe atmosfere asettiche e rarefatte dei periodi bui della nostra e dell’altrui storia, quando si eliminava qualsivoglia elemento di disturbo: ciò che non si inquadrava, andava rimosso. Nel caso specifico pare che a stonare fossero professori e studenti dell’istituto stesso, i quali per l’occasione sono stati invitati a non presentarsi a scuola per il pomeriggio e la sera: ogni legittima richiesta di spiegazioni è stata respinta in modo evasivo e talora sgarbato. Solo il giorno successivo, l’incontro segreto si è mostrato in tutto il suo grottesco splendore: la ministra che visita una scuola semideserta, circondata da un manipolo di studenti/fotografi e cuochi accuratamente selezionati secondo criteri imperscrutabili; le sue parole di elogio per la splendida scuola, in un italiano per la verità non sempre degno dell’Accademia della Crusca, i nostri dirigenti raggianti davanti ad una tavola imbandita a festa e, infine, la maestrina di turno che si affanna a spiegare l’uso della LIM (Lavagna Interattiva Multimediale), magicamente comparsa insieme alla maestra stessa, per l’occasione. La sensazione che ci pervade è di profonda amarezza: non sappiamo se l’ordine di “evacuare” l’edificio sia stato calato dall’alto perché la Signora dell’istruzione teme – forse a ragione – un confronto diretto o se l’iniziativa sia stata frutto dello zelo della nostra Dirigente che ha così voluto regalare alcune ore serene all’illustre ospite; certo è che si è fatto un grave torto a una categoria di lavoratori che ha l’importante compito di educare e formare gli individui di domani, e ai loro studenti che sono i veri protagonisti nel mondo della formazione. Essere trattati come potenziali disturbatori dell’ordine pubblico ci indigna. Gallarate,
Cristina Luoni  e altri 40 docenti

18/11/2010

 

 

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Luciano Canfora su Ipazia

November 7th, 2010

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“Ipazia, storia della prima scienziata vittima del fondamentalismo religioso”

November 7th, 2010

In questo romanzo storico si ricostruisce l’ambiente e l’epoca in cui ha vissuto la prima donna scienziata la cui vita ed opere ci sono state tramandate da numerose testimonianze. Gli autori hanno fatto ricorso a una ricchissima bibliografia, che permette di far emergere dalla lontananza di 16 secoli questa figura di giovane donna in tutti i suoi aspetti umani, privati e pubblici, la sua vita quotidiana, i suoi dialoghi con la gente comune, con i suoi allievi, con gli scienziati.

 

Ipazia era nata ad Alessandria d’Egitto intorno al 370 d.C., figlia del matematico Teone. Fu barbaramente assassinata nel marzo del 415, vittima del fondamentalismo religioso che vedeva in lei una nemica del cristianesimo, forse per la sua amicizia con il prefetto romano Oreste che era nemico politico di Cirillo, vescovo di Alessandria.

Malgrado l’amicizia con Sinesio, vescovo di Tolemaide, che seguiva le sue lezioni, i fondamentalisti temevano che la sua filosofia neoplatonica e la sua libertà di pensiero avessero un’influenza pagana sulla comunità cristiana di Alessandria.

L’assassinio di Ipazia è stato un altro atroce episodio di quel ripudio della cultura e della scienza che aveva causato molto tempo prima della sua nascita, nel III secolo dopo Cristo, la distruzione della straordinaria biblioteca alessandrina, che si dice contenesse qualcosa come 500.000 volumi, bruciata dai soldati romani e poi, successivamente, il saccheggio della biblioteca di Serapide. Dei suoi scritti non è rimasto niente; invece sono rimaste le lettere di Sinesio che la consultava a proposito della costruzione di un astrolabio e un idroscopio.

Dopo la sua morte molti dei suoi studenti lasciarono Alessandria e cominciò il declino di quella città divenuta un famoso centro della cultura antica, di cui era simbolo la grandiosa biblioteca. Il ritratto che ci è stato tramandato è di persona di rara modestia e bellezza, grande eloquenza, capo riconosciuto della scuola neoplatonica alessandrina.

Ipazia rappresenta il simbolo dell’amore per la verità, per la ragione, per la scienza che aveva fatto grande la civiltà ellenica. Con il suo sacrificio comincia quel lungo periodo oscuro in cui il fondamentalismo religioso tenta di soffocare la ragione.Tanti altri martiri sono stati orrendamente torturati e uccisi. Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno fu mandato al rogo per eresia, lui che scriveva: «Esistono innumerevoli soli; innumerevoli terre ruotano attorno a questi, similmente a come i sette pianeti ruotano attorno al nostro Sole. Questi mondi sono abitati da esseri viventi». Galileo, convinto sostenitore della teoria copernicana, indirettamente provata dalla sua scoperta dei quattro maggiori satelliti di Giove, fu costretto ad abiurare.

Il fondamentalismo non è morto. Ancora oggi si uccide e ci si fa uccidere in nome della religione. Anche nei nostri civili e materialistici paesi industrializzati avvengono assurde manifestazioni di oscurantismo, come in alcuni stati della civilissima America in cui si proibisce di insegnare nelle scuole la teoria dell’evoluzione di Darwin e si impone l’insegnamento del creazionismo. Su questa strada di ritorno al Medioevo si è messa anche la nostra ministra dell’Istruzione (o dovremmo dire della distruzione?) tentando di cancellare la teoria darwiniana dalle scuole elementari e medie. Perché? Per ignoranza? Per accontentare una Chiesa cattolica che non mi sembra ingaggi più queste battaglie perse in partenza.

Questa storia romanzata ma vera di Ipazia ci insegna ancora oggi quale e quanto pervicace possa essere l’odio per la ragione, il disprezzo per la scienza. È una lezione da non dimenticare, è un libro che tutti dovrebbero leggere.

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Giudaismo ed Ebraismo - La Geopolitica che verrà.- Prof. Domenico Renna

June 3rd, 2010

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